La fine della prima guerra mondiale lascia all'Europa, devastata da milioni
di lutti, il difficile compito di ricostruire se stessa e l'insieme di
quei valori indispensabili per la sopravvivenza e lo sviluppo di una società civile.
Questa difficile opera di ricostruzione morale e umana non poteva non coinvolgere
le arti, in particolar modo l'architettura che è da sempre legata in maniera
concreta alle esigenze di vita e di quotidianità della gente.
L'ultima importante esperienza architettonica pre-bellica era stata quella
dell' Art Nouveau, ma già
architetti del
calibro di Adolf Loos si erano scagliati contro l'ornamento fine
a se stesso. L'esperienza razionalista europea degli anni Venti parte
quindi da tutti quei gruppi d'avanguardia che prima della guerra avevano iniziato
ricerche e progetti sull'impiego dei moderni materiali da costruzione
e sulle nuove tecnologie a essi connesse. Tra queste esperienze di anteguerra
particolare significato aveva assunto quella del Deutscher Werkbund (Federazione
Tedesca del Lavoro), un laboratorio di idee dal quale nacquero architetti
e intellettuali intenzionati a sanare la storica frattura fu arte, artigianato
e industria. Peter
Behrens, esponente di spicco del Werkbund, nelle sue costruzioni
rivoluziona in senso moderno ogni precedente regola edilizia, tenendo conto
già in fase
di progetto delle esigenze dei committenti e dell' ottimizzazione dei
costi di realizzazione.

Un celebre esempio è la
Turbinenfabrik (fabbrica di turbine), costruita nel 1909
a Berlino per conto della AEG: la solenne imponenza di un
tempio unita alla forte corrispondenza tra forma e funzione.
La compresenza di molte esperienze artistiche d'avanguardia implica la mancanza di omogeneità all'interno del movimento razionalista stesso: diversi sono stati gli sviluppi in funzione dei diversi paesi, delle diverse culture e dei diversi livelli tecnologici raggiunti. Permangono comunque dei tratti comuni nel Razionalismo come la perfetta identificazione tra forma e funzione ("la forma segue la funzione"), l'utilizzo di volumi semplici e netti, la preponderanza della linea e degli angoli retti, l'abolizione di ogni decorazione e lo studio della standardizzazione. Tutti questi accorgimenti diedero origine a un'architettura nuova e "democratica", cioè comprensibile e uguale per tutti, emblema di una società che, superata la guerra, vuole rompere ogni legame con il passato.
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